Allieva del filosofo Ortega y Gasset, María Zambrano, nata a Vélez-Málaga il 22 aprile 1904, è stata una delle prime donne spagnole a intraprendere la carriera universitaria. Il padre Blas José Zambrano e la madre Araceli Alarcón Delgado erano entrambi insegnanti. All’età di quattro anni la famiglia si trasferisce nella città di Segovia, un luogo di origine e di partenza, il cui silenzio claustrale porterà sempre con sé. A Madrid tra il 1926 e il 1936 consoliderà la propria formazione filosofica e il proprio pensiero politico, entrando a far parte della Federación Universitaria Española contro la dittatura di Francisco Franco. La guerra civile la costringerà all’esilio che durerà quarantacinque anni; fece ritorno a Madrid solamente nel 1984 dove la morte la colse qualche anno dopo, nel 1991. Gli anni dell’esilio la vedono spostarsi da una città a un’altra, da un paese all’altro (Francia, Avana, Porto Rico, Messico, Buenos Aires, Parigi, Roma, Ginevra). Tra le amicizie più importanti che coltivò nell’ambiente culturale e intellettuale romano furono quelle con Cristina Campo, Elemire Zolla e Elsa Morante. Autrice di molti testi di rilievo, ne ricordiamo alcuni: Filosofia y poesia del 1939, uno studio sull’autobiografia, La confesión. Género literario y método del 1945, un saggio filosofico teatrale, La tumba de Antigona del 1967, Claros del bosque del 1977, De l’Aurora del 1986, l’opera autobiografica Delirio y destino, scritta nel 1953 ma pubblicata nel 1989.

(a cura di Valentina Fiume)


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